Coronavirus- Riflessioni

COSA ABBIAMO IMPARATO RESTANDO A CASA DURANTE QUESTA QUARANTENA?

  • CI SIAMO RIAPPROPRIATI DEGLI SPAZI:

Approfittando del tanto tempo disponibile, come non accadeva da parecchio, abbiamo cominciato a mettere in ordine la casa: pulirla si, più spesso di come facevamo prima ma ci siamo dedicati anche a riordinare ritrovandoci sotto gli occhi milioni di cose che non ricordavamo di avere: dalle vecchie foto, ai vestiti o a cose salvate senza sapere perché. Questo ci ha portato a fare un tuffo nel passato, a riaprire ricordi e a fare bilanci e a distinguere le cose veramente utili e da salvare da quelle invece totalmente inutili da buttare: tutto ciò ci ha portato a "chiudere delle porte per poter aprirne di nuove".

Ci sono stati quelli che definisco i più fortunati, che come me hanno riscoperto le terrazze e i balconi sui quali prima ci andavamo poco sempre per mancanza di tempo: ci siamo ritrovati piccoli giardinieri e ci siamo ritrovati ad organizzare uno spazio, spesso dimenticato.

Tutta questa riorganizzazione degli spazi passa necessariamente per una riscoperta del sé: tutti noi siamo la nostra casa e ci rispecchiamo in essa indossandola come un abito su misura.

Spezzare gli automatismi ci ha permesso di ripensarci attraverso gli spazi che abitiamo: un lavoro di pulizia interiore oltre che esteriore che dovrebbe dare ordine e concretezza alla nostra esistenza.

Ora che siamo nella fase due ci potrebbe essere un po' di timore ad uscire da questa sorta di capanna, quasi come quando da piccoli ci costruivamo la tenda degli indiani come rifugio personale, dove ci trovavamo bene.

Questo non ha nulla a che fare con la paura del virus, anche se in molti siamo giustamente in allerta, ma è come se in questa situazione molti di noi abbiamo trovato uno stato di benessere a cui non intendiamo rinunciare e la paura di non poter conservare l'equilibrio che abbiamo trovato.

Con la ripresa dei vecchi ritmi, tutto potrebbe andare perso: questo benessere non è un aspetto presente in tutti, ci sono anche le persone, la maggior parte sono quelle con famiglia e figli, che in questi mesi hanno raggiunto uno stato di stress maggiore di prima e non vedono l'ora di riprendere il lavoro o l'aperitivo con le amiche.

  • ABBIAMO APPRESO NUOVE ABITUDINI:

Faccio un esempio pratico che vale un po' per tutti: prendiamo l'ora di pranzo.

Come era prima? Provate a pensarci?

La passavamo in mensa accontentandoci di quello che c'era o al bar con un panino o un'insalata veloce oppure con il pranzo portato da casa e preparato in velocità la sera prima.

Nei mesi passati a casa ci sono state due situazioni principali: la prima comprende il contesto in cui tutta la famiglia si è ritrovata sotto lo stesso tetto, genitori con figli, piccoli o grandi che siano è uguale: se qualcuno ha i figli piccoli, magari prima mangiavano a scuola, mentre se più grandi, quasi sicuramente a pranzo non erano a casa. Durante tutti questi mesi invece, ci si è ritrovati tutti "seduti a tavola assieme".

La seconda situazione è poi quella di chi ha passato questi mesi solo a casa e ha dovuto pensare a prepararsi il pranzo, cosa che prima magari non faceva perché mangiava fuori casa.

Questo ci ha portato a fare piccole azioni, ma nuove e diverse da prima come cucinare e apparecchiare e ha portato inevitabilmente a dei cambiamenti e a una nuova ritualità.

Siamo forse così riusciti a riscoprire piatti più naturali e sani: ci ricordiamo all'inizio alla fine di febbraio quando era praticamente impossibile trovare la farina o il lievito? Ora ripensandoci ci viene da sorridere, ma eravamo tutti, o quasi, a casa a preparare pane, pizza e dolci. In questo il tempo a disposizione ci è stato utile a riscoprirci e a sperimentare nuove abitudini in cucina.

Queste nuove abitudini le abbiamo riscoperte anche in altre azioni quotidiane e queste novità ci hanno portato a cambiamenti anche molto importanti nella nostra quotidianità che abbiamo dovuto accettare.

Pensiamo alla "gita settimanale per fare la spesa": da un lato l'ansia di dover uscire con tutte le precauzioni del caso, dall'altra la voglia di uscire perché era l'unica possibilità che molti di noi avevano.

In questi primi due punti trattati il comune denominatore a mio parere è il tempo: senza quello non avremmo potuto fare ciò che abbiamo invece fatto.

  • SAPPIAMO STARE NEL TEMPO LENTO:

Prima vivevamo di fretta sempre cercando di incastrare i vari impegni, mentre negli ultimi mesi la maggior parte di noi ha vissuto nei ritmi lenti e lo stop impresso dal virus ci ha permesso di riconciliarci con la fisiologica lentezza delle cose che nella natura evolvono piano. Prima non vi era il tempo di spiare la torta nel forno, perché o non la facevamo proprio o perché nel frattempo avevamo altre mille cose da fare in casa e il più delle volte ce la dimenticavamo.

Ecco che il discorso tempo ritorna anche in questo caso come aspetto cruciale.

Lavorare in smart-working ha permesso a molti di svolgere le proprie mansioni da casa, ma con tempi completamente diversi e una gestione "in libertà": questo tuttavia non è così semplice, eppure tutti noi siamo riusciti ad attrezzarci e ad organizzarci tecnicamente e mentalmente. Ci siamo organizzati dandoci delle regole, degli step da raggiungere, degli orari da rispettare: i più sono riusciti trasformandosi in manager di sé stessi.

Autogestirsi non è una cosa semplice, ma ha permesso a molti di noi di riscoprire aspetti della nostra personalità che non sapevamo di avere, favorendo la creatività ed aumentando l'autostima.

  • CI STIAMO ACCETTANDO PER QUELLO CHE SIAMO:

All'inizio molti di noi non vedevano l'ora che finisse tutto per ritornare in palestra, dal parrucchiere o dall'estetista.

Sentimenti di angoscia per ciò che stava accadendo si sono mescolati ad un egoistico senso di frustrazione per non poter prendersi più cura di sé stessi come prima quando il parrucchiere o le unghie perfette sembravano cose fondamentali ed essenziali a cui non poter rinunciare.

Dopo 2 mesi e più di quarantena però il nostro atteggiamento è cambiato ma non si tratta solo di rassegnazione è qualcosa di più profondo: forse si è più inclini ad accettarsi così come si è guardandosi allo specchio scorgiamo un'immagine con la ricrescita, il viso struccato e la "tenuta casalinga" e non sgomitiamo né ci lamentiamo più come all'inizio, perché ci accettiamo siamo donne belle anche così e forse un po' più vere.

Riscoprire la ginnastica via web o la corsa intorno a casa sono stati cambiamenti importanti a cui ci siamo adeguati, chi più e chi meno: ma non è questo il luogo per entrare nelle tante polemiche riguardanti l'attività fisica all'aperto che ci sono state nei mesi passati.

Il virus ha eliminato gli eccessi, il surplus della cura maniacale del corpo: ora che molte cose hanno riaperto forse qualcuno di noi darà un'importanza diversa a questi aspetti della vita e soprattutto vedrà sé stesso in un modo nuovo e diverso.

  • RISCOPRIRE LA MANUALITA':

Chi lo avrebbe mai detto che le nostre mani sapevano fare tutte quelle cose?

Ci siamo ritrovati a usare le mani molto più di quanto facevamo prima perché stando così tanto in casa era inevitabile.

Cavarsela in diverse situazioni ha accresciuto la nostra autostima e la maggior parte di noi ha forse capito che forse non dipende totalmente dagli altri.

  • ABBIAMO RISCOPERTO LA PAZIENZA:

Proviamo a pensare all'immagine delle persone in fila davanti ai supermercati: una cosa impensabile prima della pandemia. Prima eravamo sempre di corsa, facevamo tutto di fretta, mentre negli ultimi mesi abbiamo scoperto che anche noi sappiamo pazientare.

O pensiamo ai collegamenti via web da organizzare, con le videolezioni dei ragazzi e il nostro smart-working.

Oggi forse c'è qualcosa dentro di noi che si ribella all'ipotesi di ricominciare tutto come prima, al suono della sveglia che ci vedeva alzati dal letto pronti come "dei soldati" assolvere a una lista di cose da fare, per poi ritrovarsi a fine giornata con una spossatezza infinita a pensare "un'altra giornata è andata".

Ora sarebbe bello riuscire a non farci trascinare dagli automatismi e dalle risposte immediate e tornare ogni volta che vorremmo nella nostra "capanna" ricostruita: il bello di tende e capanne è proprio il fatto che si possono smontare e rimontare ovunque e in ogni tempo.

  • ABBIAMO CONVISSUTO E CONDIVISO LO STRESS:

La pandemia è stata senza dubbio una condizione stressante per tutti.

Ascoltare ogni giorno il bollettino quotidiano dei contagiati e dei morti, vedere le immagini dei telegiornali con la processione delle bare, non poter stare vicini fisicamente a chi vogliamo bene, sono solo pochi aspetti della situazione che abbiamo vissuto tutti in prima persona.

Ci sono poi le persone che durante il lockdown hanno continuato a lavorare a contatto con le persone: nei supermercati, gli autisti degli autobus, il personale medico solo per citarne alcuni. In tutti vi è stato un aumento, più o meno forte della carica di stress per via dell'esposizione potenziale al virus. In questi casi una buona strategia per poter superare l'evento traumatico potrebbe essere quella di far emergere a livello individuale e collettivo il coraggio e l'altruismo dimostrati nei momenti di maggiore emergenza.

Coraggio e altruismo dimostrati da tante persone sono emerse dal nostro profondo e che, forse, qualcuno di noi non sapeva di averli.

La condivisione di questo difficile momento però dovrebbe diventare un punto di forza: ogni esperienza condivisa, positiva o negativa, diviene inevitabilmente amplificata: tutti abbiamo vissuto assieme questa situazione, anche se non allo stesso modo, ma l'esperienza in generale è stata la stessa e resterà ben impressa nelle nostre menti e nei nostri ricordi.


Per concludere queste mie riflessioni so che ho tralasciato molte cose, anche importanti.

Volutamente non sono entrata nel grosso problema economico, sanitario e scolastico e non lo farò.

Ho cercato solo di dare un punto di vista: credo che la situazione che noi tutti abbiamo vissuto possa essere letta da moltissimi punti di vista e io ho cercato di dare una lettura in positivo di una situazione che apparentemente è stata ed è molto negativa.

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